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Relazione Segretario IV Assemblea

24-01-2022 08:12

Radicali Cuneo

Assemblee,

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Care compagne e cari compagni,benvenuti alla IV assemblea dell’Associazione Radicali Cuneo – Gianfranco Donadei, la prima – dopo una lunghissima pande

Care compagne e cari compagni,

benvenuti alla IV assemblea dell’Associazione Radicali Cuneo – Gianfranco Donadei, la prima – dopo una lunghissima pandemia – che si tiene anche e soprattutto in presenza. Leggendo la locandina, avete sicuramente fatto caso al titolo che abbiamo voluto dare a questa assemblea: l’utopia che fa bene! Cercando sul dizionario la parola utopia, si trovano sinonimi come ‘castelli in aria’ o ‘chimera’. Perché, allora, abbiamo scelto questo titolo? Perché siamo profondamente convinti che l’utopia faccia progredire il mondo, che ciò che oggi è impensabile, un domani potrebbe diventare realtà. Chi mai avrebbe potuto immaginare che in un anno avremmo raccolto centinaia di migliaia di firme per dei referendum? Chi meno di un anno fa pensava all’inaugurazione di una nuova campagna referendaria era considerato un pazzo… un utopico! L’utopia che fa bene, quindi, perché la nostra visione, la visione radicale – talvolta spericolata ma sempre lungimirante – serve alla società e alla politica, perché fa progredire il mondo. Quindi benvenuta utopia e benvenuta follia radicale!

 

Nello scrivere questa relazione ho pensato alle tantissime iniziative a cui abbiamo dato vita quest’anno, che non sono di certo riassumibili in pochi minuti. Ma non ho potuto fare a meno di pensare a ciò che da due anni a questa parte monopolizza il panorama dell’informazione italiana: il Covid. Radicali Cuneo ha sempre cercato di spostare l’attenzione della gente su questioni che rischiavamo di dimenticare: dai diritti dei detenuti, ancora più isolati a causa del virus, ai danni psicologici a cui, specie i ragazzi più giovani, sono andati in contro. Già, proprio i giovani sono una delle categorie più colpite da mesi e mesi di isolamento, didattica a distanza e chiusure. Il suicidio è diventato la seconda causa di morte tra le persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni, e gli atti di autolesionismo, stress e depressioni, sono aumentati in maniera esponenziale. L’autolesionismo oggi, in Europa, colpisce un adolescente su cinque. Sono dati allarmanti, segnale di una nuova “epidemia” che dilaga sempre di più tra i ragazzi e che colpisce il benessere mentale. Lockdown, coprifuoco, blocchi totali… sono termini, peraltro di natura bellica, divenuti normalità nel linguaggio comune. Il prolungato isolamento, i tanti morti e malati sono le cause di questo colossale problema.  E mentre il Governo abolisce il bonus psicologi, dopo aver elargito milioni di euro per i più ridicoli sostegni economici (come dimenticare il bonus monopattini!!), si continua a fare troppo poco per la salute mentale dei miei coetanei. Della questione già se ne erano occupate le compagne Alexandra Casu e Gemma Macagno in primavera, elaborando un dossier sui danni a cui i più piccoli vanno in contro per un isolamento prolungato. Di certo tutto ciò che riguarda la gestione della pandemia non è una questione semplice; quando ci si trova a dover bilanciare la salute collettiva con gli interessi economici, sociali e le libertà individuali dei singoli si è in un terreno molto delicato. La prima deve prevalere, se però si trascurano eccessivamente e per troppo tempo i secondi, si creano danni irreparabili e inaccettabili. L’anno scorso, nella mia relazione, denunciavo l’incostituzionalità del primo lockdown. Oggi, con convinzione, ritengo che il vaccino costituisca l’arma più potente per tornare alla normalità, quindi anche per la piena e definitiva ripresa delle attività economiche e sociali. Non possiamo però nasconderci dietro un dito: secondo l’AMREF al 3 gennaio, è stato vaccinato completamente il 49,3% della popolazione mondiale. L’Europa è al 69,2%; gli USA al 61,5%; l’Italia al 78,3%; l’Africa all’9,1%. L’urgenza è che il vaccino sia accessibile ovunque nel mondo, e questo non solo per scongiurare la diffusione di nuove varianti del virus.

Da radicale non posso, però, nascondermi dietro la banalità della frase “la mia libertà finisce dove inizia la tua”. Sia chiaro, l’unica dittatura sanitaria che oggi esiste in Italia, è quella che riguarda l’enorme difficoltà che hanno le donne per accedere all’aborto, perché è assurdo che in una regione, il Molise, un ginecologo rimandi il proprio pensionamento perché unico medico non obiettore, in un contesto in cui la legge 194 è in parte inapplicata. Ho però dei seri dubbi sull’obbligo vaccinale, anche velato. Non credo che forzare troppo la mano sia la soluzione: tra qualche anno l’opinione pubblica vedrà, indubbiamente, la situazione in maniera diversa. Vaccinarsi è un dovere civico, ma non deve diventare un obbligo. Dobbiamo buttare acqua sul fuoco sulle tante tensioni sociali che stanno nascendo ed evitare misure che servono a poco ma il cui impatto sociale è immane. Pensiamo alla recente introduzione dell’obbligo vaccinale per gli ultracinquantenni. La fascia di età tra i 50-59 anni ha una percentuale di persone vaccinate con almeno due dosi, secondo i dati del Governo, di circa l’87%. Tra i 60-69 anni si raggiunge quasi il 90%. Pensiamo davvero che questa misura servirà a ridurre ulteriormente la diffusione del virus? Otterremo qualche punto percentuale di vaccinati in più al massimo… Con lo zoccolo duro che rimane, che facciamo? Io penso sia molto più utile e urgente un’adeguata opera di informazione fatta bene, alla radio radicale per intenderci, che è del tutto mancata. Assistiamo da mesi a pessimi dibattiti televisivi tra virologi aspiranti politici e politicanti di vecchia data, che non fanno altro se non creare confusione, irritazione e rabbia. Non arriverei però a misure così drastiche, talvolta irrazionali, che rischiano davvero di portare ad una pericolosa esplosione sociale. Chiudo la questione con un ultimo ragionamento: ci stiamo abituando a distinguere tra “provax” e “novax”, tra chi crede nel vaccino e chi si lascia convincere da teorie poco elaborate o fuorvianti. Si sta però creando un pericoloso clima d’odio: anche molti esponenti della comunità scientifica attaccano duramente, in alcuni casi superando il limite della civiltà, chi sceglie di non vaccinarsi. Tutto ciò è intollerabile allorché la scienza può confutare tesi e dimostrare la verità in maniera esaustiva, senza ricorrere ad inutili insulti. La scienza può smentire perché ha le basi per farlo, l’odio no. Alimentare questo odio significa incrementare fratture e tensioni sociali. Non è giusto etichettare una persona in base a se si vaccina o meno: personalmente ritengo che non farlo sia sbagliato e irrispettoso nei confronti della comunità, ma mai arriverò a schernire. Dobbiamo condannare chi, per sostenere tesi contro i vaccini ed il sistema, usa metodi violenti, incivili e ingiusti. Ma dobbiamo anche prendere le distanze da chi, come la lista civica Cuneo per i Beni Comuni, impone a chi vuol essere con loro candidato una linea di pensiero e, così facendo, incentiva le tensioni e la distinzione “si vax / no vax”. L’argomento è molto delicato, ed è molto facile cadere in errore. Le guerre tra fazioni, il “noi” contro il “voi”, sono però ripugnanti.

 

Tutto l’argomento del covid, come dicevo, è stato senza dubbio il centro del dibattito in Italia in questo anno. L’ho voluto mettere come primo punto nella mia relazione perché ritengo sia urgente che il mondo radicale approfondisca il tema, con il proprio unico e infallibile metodo. Fondamentale è uscire dalla pandemia con minor danni economici e sociali possibili, oltre che sanitari. Ma Radicali Cuneo quest’anno si è occupato soprattutto di altre questioni. In primis, da questa piccola Provincia dispersa tra i monti, sono arrivate migliaia e migliaia di firme per il Referendum Eutanasia Legale prima e quello cannabis poi. Con decine e decine di banchetti, in particolare a Cuneo, Fossano, Alba, Mondovì, abbiamo dedicato l’estate per poter ottenere, anche in Italia, il diritto di porre fine alla propria vita. Lo abbiamo fatto, nonostante il silenzio dei media nazionali sulla questione, grazie alla tenacia e passione di pochi compagni che hanno sacrificato molte ore libere per la raccolta firme. Quindi un ringraziamento speciale ad Alessia Lubèe, Alexandra Casu, Sabatino Tarquini, Alice Depetro, Martina Maero, agli avvocati autenticatori ed ai tanti attivisti, molto spesso giovanissimi, che hanno contribuito anche dal cuneese a questo storico risultato. La cattolicissima Cuneo è tra le prime in classifica per numero di firme raccolte in proporzione agli abitanti su eutanasia. E questa è l’ennesima prova di ciò che diciamo spesso, ossia che le persone sui diritti civili sono avanti anni luce rispetto ad una politica che si gira dall’altra parte e diventa complice di vere e proprie torture di stato. Ora ci aspetteranno mesi tutt’altro che semplici: oltre al vaglio della Corte costituzionale sull’ammissibilità del quesito, corte che Marco Pannella definiva – probabilmente un po’ eccessivamente – “la cupola della mafiosità partitocratica”, abbiamo di fronte una dura campagna per il sì. Noi, e solo noi, contro un muro di partiti che non si esprimono, movimenti pronti a fare la guerra con fakenews e lo Stato Vaticano. Già, perché in Italia funziona così: un piccolo staterello indipendente, con un proprio Capo di Stato e delle proprie leggi, si permette di ingerire sulle decisioni di un Paese estero, laico e indipendente. Così è stato su tutte le grandi questioni, come recentemente la disonesta lotta contro il referendum sulla fecondazione assistita o la campagna contro il Ddl Zan. Di una cosa però sono convinto: nonostante avremo parte dei media, gruppi e partiti con il portafoglio pieno contro, noi vinceremo questo referendum. Così sarà non perché da anni lo dicono i sondaggi, ma perché – come per il divorzio e l’aborto – l’eutanasia è un tema che, presto o tardi, tocca tutte le famiglie. Un tema che gli italiani sentono molto, una questione vicina a tutti.

Ci tengo qui a fare una piccola parentesi, di nuovo sui giovani: siamo tutti abituati a frasi su come questi si disinteressino della politica o pensino solamente a questioni futili. Ecco, chiaramente va evidenziato come il referendum eutanasia non avrebbe avuto neanche la metà dei risultati ottenuti senza il contributo di giovani e giovanissimi ad organizzare banchetti, firmare e divulgare l’iniziativa. Giovanissimi erano i referenti locali, come quello di Verbania, Liam Boldi, che a soli 17 anni ha organizzato decine di banchetti. Giovanissima era la rete organizzativa nazionale del referendum, di cui ho avuto l’onore di far parte come coordinatore per il Piemonte, gestita egregiamente da Matteo Mainardi e dall’Associazione Luca Coscioni. Questo per evidenziare come non siano i giovani ad essere lontani dalla politica, ma la politica ad essere lontana dai giovani. Perché quando a farla da padrona sono i politicanti, i populisti, una politica conservatrice, vecchia e per nulla lungimirante, che pensa solo a dannose misure pigliavoti e non a politiche intergenerazionali, è normale il disinteresse. Quando invece si “mette in campo” una politica con la p maiuscola, fatta di lotte, fatta con passione e non per mantenere poltrone, i giovani corrono in prima fila per le battaglie in cui credono. E penso che per dimostrarlo basti guardare l’uscente gruppo dirigente della nostra associazione!

Tornando al Referendum eutanasia, sono stati ben 77 i tavoli di raccolta firme da giugno a settembre in tutta la provincia, di cui 63 organizzati da Radicali Cuneo. Il nostro contributo, il contributo di un pugno di attivisti, è stato focale. L’eutanasia oggi non è più un tabù anche grazie all’importante opera informativa che abbiamo fatto, alle migliaia di bufale che abbiamo smontato. E mentre l’aula della Camera dei deputati rimane vuota il giorno in cui i nostri rappresentanti (o presunti tali) sono chiamati a discutere un disegno di legge sul suicidio medicalmente assistito, migliaia di cittadine e cittadini chiedono di porre fine alle proprie sofferenze e di poter disporre appieno del proprio corpo. Un esempio è il caso di Mario, che dopo aver incassato l’autorizzazione da parte del comitato etico delle Marche, in virtù della sentenza della Corte costituzionale Cappato-Antoniani, a causa di un rimbalzo di responsabilità non riesce ad accedere ad un suo diritto costituzionalmente riconosciuto. Mario ha da poco denunciato Asur Marche per il reato di tortura, e noi siamo a fianco a lui in questa battaglia. Uno Stato che si nasconde dietro cavilli burocratici per non rispettare sentenze della sua Corte più importante, che si rifiuta sistematicamente di legiferare sul tema e che lascia ad atroci morti i propri cittadini, è barbaro. Nella mia mente tornano ora gli occhi di tante persone che si avvicinavano a firmare ai nostri banchetti pieni di gratitudine, ricordandoci l’importanza della nostra battaglia. Persone che raccontavano di genitori, nonni, fratelli persi nei modi più atroci. Le cure palliative e le iniziative di sostegno non bastano sempre, anche se il ricorso a questi strumenti va assolutamente incentivato.

Oggi, lo ripetiamo spesso, l’eutanasia esiste già: c’è quella di classe, di chi ha i soldi per potersi permettere di emigrare all’estero, come in Svizzera, per ottenerla, o quella di chi preferisce – quando il corpo lo consente – di gettarsi dalla finestra, come il caso di Mario Monicelli ci ricorda, e morire atrocemente, abbandonati dal proprio Paese. Ogni fenomeno non è annullabile con una legge. Ecco, a chi è incerto sul tema vorrei dire che proibire non significa annullare. Prima della legge 194, non solo si facevano molti più aborti, ma soprattutto morivano, nei modi più atroci, moltissime donne. Regolamentare significa controllare il fenomeno. Vietare significa incrementare le sofferenze.

 

A proposito di proibizionismo, non posso non citare le tante iniziative della nostra associazione nella lotta per la legalizzazione delle droghe. Parto dai mesi più recenti con il sostegno al referendum cannabis. In pochissimi giorni sono letteralmente piovute firme, anche grazie all’introduzione della possibilità di firmare il quesito digitalmente. Va qui fatto un ringraziamento speciale a Riccardo Magi per questa conquista, ma con l’occasione anche per tutto il suo eccellente lavoro parlamentare, e alla caparbietà di Marco Gentili e Mario Staderini. Fino a prima dell’estate tutte le firme andavano raccolte tassativamente su carta. E nonostante il medioevo sia passato da un po’, persistono ancora arcaici pretesti che rendono difficoltoso l’accesso ai propri diritti democratici: la vidimazione dei moduli, l’autenticazione, la certificazione elettorale. Occorre rendere più snella la procedura di raccolta firme per dare concretezza ai nostri diritti democratici, specie al giorno d’oggi quando gli strumenti informatici lo consentono, e renderli più facilmente accessibili.

Tornando alle droghe, degna di nota è stata la nostra dimostrazione all’entrata del Tribunale di Cuneo, in concomitanza con il processo ad Arezzo a Walter De Benedetto. Walter, malato da anni, ha necessità di cannabis per lenire i suoi dolori. Il Servizio Sanitario non è in grado, però, di produrre cannabis terapeutica a sufficienza per il fabbisogno nazionale. Quindi un malato cosa fa? O si rivolge alla criminalità organizzata, oppure decide di auto-coltivarsela! Walter ha scelto la seconda opzione, e per questo è stato processato, ossia per non aver voluto dare soldi alle mafie. In quell’occasione abbiamo distribuito ai passanti semini di cannabis e delle piantine, per denunciare l’insensatezza di un sistema che consente il consumo e la vendita di semi, ma vieta la coltivazione, costringendo milioni di cittadini a rivolgersi alla criminalità organizzata. Importante la mia azione di disobbedienza civile sul tema: come sapete a giugno ho avviato, sul mio balcone e pubblicamente, la coltivazione di una pianta di cannabis. E l’ho fatto da non consumatore, ma da convinto sostenitore di un dato di fatto: il sistema repressivo, in campo di droghe, distrugge famiglie, riempie le carceri, toglie posti di lavoro. A settembre sono stato denunciato per istigazione al consumo di droghe dopo essere comparso in un ennesimo video insieme alla mia piantina, intento ad annunciare un grosso evento di promozione della battaglia antiproibizionista con un corso di autocoltivazione. Due agenti della DIGOS si sono presentati a casa mia, hanno sequestrano la piantina e mi hanno condotto in Questura dove sono stato denunciato. La mia prima reazione è stata quella di scusarmi con i poliziotti per il tempo sottratto loro alla lotta al crimine vero. Già perché le forze di polizia, così come la magistratura, sono vittime di questo sistema che toglie loro risorse fondamentali contro i reati veri. Secondo uno studio dell'Università di Messina, lo Stato guadagnerebbe circa 6 miliardi dalla regolamentazione. Soldi che verrebbero sottratti alle mafie, senza contare i nuovi posti di lavoro che si potrebbero creare. Le spese di magistratura carceraria per la repressione di reati legati alla cannabis equivalgono a 541 milioni di euro e azioni di pubblica sicurezza a 228 milioni. Costi altissimi per una semplice piantina. L’alcol, che a differenza della cannabis uccide, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, rappresenta oggi la causa del 5% dei decessi al mondo. Eppure, nessuno mai si sognerebbe di proibirlo, nonostante il costo sociale e sanitario sia elevatissimo. Questo non solo perché ogni persona dev’essere libera di decidere sul proprio corpo, ma anche perché – ed il proibizionismo degli anni ’20 in stile americano dovrebbe aiutarci a capirlo – vietare il consumo di una sostanza, significa incentivare la criminalità e la circolazione di sostanze non controllate, pericolose e di scarsa qualità. Oggi se mi fermano in macchina sobrio ma con delle lattine di birra nel bagagliaio, giustamente non mi fanno nulla. Se invece vengo perquisito mentre passeggio per la città e mi trovano addosso uno spinello, rischio di perdere la patente, il passaporto e di macchiarmi a vita. Quest’assurdità l’abbiamo voluto ribadire anche al “September Hemp Fest”, l’evento che organizzato lo scorso 18 settembre a Cuneo insieme al Segretario di Radicali italiani Massimiliano Iervolino, al Presidente Igor Boni, a Barbara Bonvicini, ad alcuni lavoratori del settore della cannabis light ed a decine e decine di giovani che sono scesi in piazza al nostro fianco per chiedere di cambiare l’attuale irrazionale, dannosa e obsoleta normativa sugli stupefacenti. Proprio quel giorno, arrivò la notizia del raggiungimento delle 500 mila firme per il referendum. Un traguardo epocale, in cui pochissimi di noi credevano.

La prossima battaglia da riprendere in mano è qualcosa che deve andare oltre alla legalizzazione della cannabis. Ritengo che depenalizzare il consumo di tutte le droghe sia il modo migliore per controllare un fenomeno che finora non si è controllato. Anzitutto, iniziamo col dire che le tossicodipendenze possono essere, semmai, problemi medici, non giuridici! In secondo luogo, se lo Stato avesse un controllo sulle sostanze, ci sarebbe una rilevante riduzione dei danni. Un esempio concreto lo citavo già nella mia relazione dello scorso anno: un esperimento avvenuto negli Stati Uniti, dove un centro ha permesso a dipendenti da eroina di assumere la droga in un ambiente sterile e protetto. In 5 anni, 10.000 iniezioni e 0 morti.

 

Concludo le riflessioni sui referendum e sui temi ad essi collegati, rammaricandomi per il mancato raggiungimento delle firme per il quesito sull’abolizione della caccia, ed esprimendo entusiasmo, invece, per il raggiungimento dell’obiettivo sui referendum Giustizia Giusta. Radicali Cuneo ha ritenuto più urgente concentrare tutte le proprie forze su eutanasia, data l’iniziale carenza di forze, ma il nostro piccolo contributo lo abbiamo dato raccogliendo le firme dei detenuti, anche su giustizia giusta, lo scorso 12 settembre nel carcere di Cuneo e Fossano. Riforma del CSM, responsabilità diretta dei magistrati, equa valutazione dei magistrati, separazioni delle carriere, limiti agli abusi alla custodia cautelare e abolizione del decreto Severino, sono battaglie su cui il nostro impegno c’è da decenni, è le ritengo di focale importanza. Poco mi importa dei cosiddetti compagni di viaggio: sono convinto che su determinati temi si possa condividere pezzi di strada insieme anche con i peggior nemici politici. Siamo qui per badare ai vicini di banchetto o per guardare ai problemi? Il fatto che proprio Salvini abbia sostenuto i referendum giustizia del Partito Radicale Nonviolento e non altri partiti, come il PD, dovrebbe dare da pensare a quelli che ci lanciano accuse. Detto questo, credo che con coerenza dobbiamo anche dire che la mancata consegna delle firme in Cassazione sui referendum, che si terranno grazie al voto dei Consigli regionali, è una mancanza di rispetto verso le decine di migliaia di firmatari e volontari. Radicali Cuneo però dovrà essere in prima fila anche in questa battaglia e spenderà le proprie energie per la vincita del sì alle urne. Poco importa chi sosterrà i quesiti, l’importante è che casi come quello di Enzo Tortora non si ripetano più. L’importante è ottenere una magistratura davvero indipendente, dove i giudici che sbagliano siano chiamati a rispondere così com’è per tutti i dipendenti pubblici. L’importante è porre limiti alla carcerazione preventiva, perché tenere dietro le sbarre persone che – in base alla Costituzione – sono innocenti in quanto nessun processo ancora si è concluso, è molto grave. Da radicale non ho imbarazzo se a sostenere questa battaglia accanto a noi c’è la Lega. Il mio impegno sarà per evitare derive populiste e indirizzare il tema sul giusto binario: quello dello Stato di diritto.

 

Ed a proposito di sbarre, non posso non parlare del nostro fondamentale impegno sulle carceri, che con la pandemia sono state ulteriormente tagliate fuori dal “mondo normale”. Fin da inizio 2021, sono molte le segnalazioni su presunti abusi e disagi inviateci da famigliari di detenuti. La nostra Associazione ha mantenuto occhi vigili sulla precaria situazione di chi vive gli istituti penitenziari per scontare la propria condanna o per lavorare: abbiamo denunciato alle autorità, ai Garanti e all’opinione pubblica più situazioni che ritenevamo fuori controllo. In ultimo, proprio negli scorsi giorni, inviando una diffida al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria ed all’amministrazione della casa di reclusione di Saluzzo circa una parziale violazione del Regolamento sull’ordinamento penitenziario, data la mancanza di docce nei bagni delle celle di ben due dei tre padiglioni che compongono l’istituto. Il nostro impegno si è anche concretizzato con più accessi in carcere per far visita a tutta la comunità penitenziaria. Siamo entrati lo scorso 12 settembre alla Casa di circondariale di Cuneo e alla Casa di reclusione di Fossano per raccogliere le firme di detenuti sui referendum eutanasia, caccia e Giustizia Giusta. Abbiamo poi promosso un fine settimana di mobilitazione di visita di tutti i quattro istituti della Provincia lo scorso 11 e 12 dicembre, nel quale abbiamo avuto modo di vedere con i nostri occhi la situazione. Il quadro che emerge è drammatico: carenze di personale, mancanza di spazi, strutture obsolete, scarsità di progetti rieducativi. Se è vero che “il grado di civiltà di un Paese lo si misura dalle sue prigioni”, senza timore di smentita posso affermare di vivere in uno Stato incivile, incapace di adempiere alle disposizioni previste dalla sua stessa Costituzione.

Secondo un datato studio del DAP, il 68,45% di detenuti, una volta scontata la pena, è recidivo. La percentuale scende al 19% per chi sconta una pena alternativa al carcere. Basta questo dato per parlare del fallimento del sistema detentivo, basato sul disumano totale allontanamento sociale di chi sbaglia. Ritengo che l’unico strumento davvero utile per ottenere un sistema sostenibile, in cui chi sbaglia ha possibilità di reintegrarsi e allontanarsi dal circolo vizioso della recidiva, è l’abolizione del carcere come strumento principale di perseguimento dei reati. Sì all’incentivo di misure alternative, come i servizi socialmente utili. No a fatiscenti strutture colme di persone, di esseri umani. Fuori dalle carceri tutte le persone con problemi psichiatrici, che andrebbero ospitate in strutture più adatte alla loro situazione.

Degna di nota la nostra iniziativa natalizia di solidarietà “un regalo diverso”, grazie alla quale abbiamo raccolto dei fondi con i quali acquisteremo alcuni prodotti per i detenuti, a partire da giochi da tavolo e libri.

 

Proseguendo nella mia relazione, non posso non citare il nostro impegno sul tema dell’affettività e dell’informazione sessuale a scuola. Già, perché in Italia nel 2022 ancora mancano percorsi didattici in tutte le scuole su questi argomenti così importanti. Eppure, bullismo, discriminazioni, malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate si dovrebbero prevenire proprio della fascia di età in cui si frequentano le scuole. Lo hanno capito bene molti Paesi europei, in cui iniziative di questo tipo costituiscono la normalità. E mentre in Italia perdiamo ancora tempo con l’insegnamento della religione cattolica a scuola, materia che costa alla laica Repubblica italiana milioni di euro all’anno, a farle le spese sono proprio i nostri giovani. La nostra associazione, lo sapete, da tempo è impegnata in questa battaglia. Quest’ultimo anno, in particolare, abbiamo organizzato ben due eventi di distribuzione, alle fermate degli autobus, di materiale informativo su malattie trasmissibili sessualmente, metodi contraccettivi e centinaia di condom, regalati anche a tutti i nostri banchetti referendari. Ma il tema va ben oltre: occorre che la Pubblica istruzione, e non singoli illuminati docenti, introduca iniziative obbligatorie – a partire dalle scuole elementari – su affettività, rispetto reciproco e di genere che sfocino poi, dalle medie, in informazione sessuale. Questo non servirebbe solo ad evitare il dilagare di malattie sessuali, ma anche a prevenire gravi fenomeni di violenza, a insegnare ai più giovani il significato del rispetto del genere opposto e dell’identità di genere.

In queste ultime settimane, sul tema, abbiamo predisposto un sondaggio – già compilato da centinaia di studenti – proprio sull’argomento. Creeremo un dossier per avere un’idea più chiara sulla situazione in Provincia, che vorremmo portare all’attenzione delle autorità. I primi risultati sono preoccupanti: poche iniziative nelle scuole e giovani che si informano prevalentemente tramite internet.

In questa società siamo abituati al differenziare, all’etichettare il diverso. Parametri di bellezza quasi divina, che riempiono cartelli pubblicitari programmi, televisivi e social, diventano motivo di stress e depressioni. Il vedersi brutti, diversi, l’essere giudicati in continuazioni perché troppo magri o troppo grassi, troppo bassi o troppo alti… Parlare della donna come “puttana” perché vestita in un certo modo, o di “suora” se indossa altri indumenti. Ed ecco che si corre dall’estetista, in palestra, dal chirurgo esteta, non per sé stessi o per il proprio benessere, ma per compiacere gli altri. Dobbiamo, un po’ tutti, imparare a decidere noi se e quando fare una cosa, e farla solamente se ci rende felici. La scuola dovrebbe trovare anche il tempo di insegnare questo, che è un qualcosa ben più importante di tante materie. Il rispetto, il vivere bene con sé stessi, l’essere liberi di potersi esprimere come si vuole. Bigottismo, chiusura mentale, il giudicare gli altri, crea insicurezze, difficoltà a rapportarsi socialmente e mancanza di serenità. Non è forse compito della politica anche questo?

 

Cambiando argomento, ci tengo a parlare del nostro impegno sulle tematiche ambientali. Pannella, con enorme lungimiranza, capì che se noi non ci fossimo occupati dell’Africa, con una seria lotta allo sterminio per fame e alle guerre, l’Africa si sarebbe occupata di noi. Non a caso oggi l’immigrazione è una questione che ci interessa molto da vicino. Anche sull’ambiente si può fare lo stesso ragionamento: se non ci occupiamo da subito della sua tutela, i danni saranno irreparabili. E già lo sono: disastri, inquinamento, desertificazione. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Assumere scelte che considerino benefici e costi a lungo termine che, specie su questioni ambientali ed economici, dev’essere il mantra dei politici. Radicali Cuneo ha condotto una piccola ma grande battaglia: in un’epoca in cui l’aria è sempre più irrespirabile, l’amministrazione fossanese intendeva abbattere ben 57 alberi lungo un viale centrale alla città, senza motivi validi e concreti. Anche qui, grazie alla tenacia di Alexandra Casu, tra i primi a sollevare la questione, e al lavoro di Giulia Crivellini, abbiamo condotto una lunga battaglia presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte. Lo scorso 15 novembre, il TAR ci ha dato ragione: i tigli sono salvi.

Mi pare indubbio che non basta salvare 57 alberi per risolvere il problema ambientale. La battaglia che abbiamo condotto, però, e la sentenza – che farà giurisprudenza – sono servite a ribadire che assumere scelte insostenibili a livello ambientale, quando si hanno altre soluzioni, è sbagliato. Occorre incrementare le aree verdi in città, spostare le tasse dal lavoro ai grandi inquinanti, incentivare una mobilità ed un’agricoltura sostenibile. Bene le proteste, bene la presa di coscienza dei più giovani. Però è ora di concretezza, per i nostri figli e per le generazioni future.

 

L’anno politico che si avvia a concludere è stato ricco di moltissime altre iniziative. Diversi sono stati i sit-in, con particolare attenzione ai diritti umani. Siamo scesi in piazza per chiedere di salvare la vita a Djalali, condannato a morte in Iran, per le donne afghane, per iniziative antiproibizioniste e contro la modifica del regolamento di occupazione suolo pubblico del Comune di Cuneo. Su quest’ultimo punto, in particolare – anche tramite il mio sciopero della fame, durato quasi quattro giorni – abbiamo ritenuto molto grave rendere più difficoltoso l’accesso allo strumento dei banchetti per iniziative non lucrative. Durante l’incontro con l’amministrazione comunale, ci venne garantito l’impegno a rivedere parti di quel regolamento, ma ad oggi nulla è stato concretamente fatto. Impegni presi ma zero fatti riguardano anche un’altra nostra battaglia: quella per una sala del commiato per i funerali laici in città. A distanza di un anno esatto dalla consegna delle firme che raccogliemmo per la “petizione laicità”, le promesse sono rimaste parole vuote. Credo che Radicali Cuneo debba tornare il più presto possibile sulla questione, e mi auguro che entro la fine dell’amministrazione Borgna qualcosa si muova davvero.

Doveroso ricordare anche la nostra partecipata manifestazione a Fossano per chiedere una modifica al regolamento di Polizia Urbana dalla Giunta guidata dal Sindaco Dario Tallone. In quell’occasione, l’amministrazione fossanese ha avuto la brillante idea di introdurre disposizioni assurde: dal divieto del gioco al pallone ai minori di anni otto in spazi pubblici, al divieto di sdraiarsi per terra (con l’aggiunta del pittoresco “salvo che nelle notti di San Lorenzo”). Disposizioni insensate prese in nome del decoro, come si evince dall’articolo che obbliga i proprietari di negozi chiusi di ricoprire le vetrine con carte di un unico colore, vietando categoricamente carta da giornale. In quell’occasione, insieme alla minoranza in Consiglio comunale, abbiamo organizzato una piccola disobbedienza civile proprio sotto al palazzo comunale, sedendoci per terra e violando, di fatto, il regolamento.

Importante anche citare il nostro impegno sulla questione del senzatetto a Cuneo. Assistiamo ad un triste teatrino che, da sinistra a destra, cavalca il disagio per lucrare voti. L’esempio di Boselli e di forze politiche di centro destra a Cuneo, calza a pennello. Al nostro ultimo congresso vi raccontavo le nostre azioni in risposta ad inutili ordinanze antibivacco del Sindaco Borgna. Com’era prevedibile la situazione non è cambiata di molto: propagandistiche ordinanze antialcol, apertura di un costoso distacco di Polizia Locale nei pressi della stazione ferroviaria, qualche multa ma zero soluzioni. Occorre evitare, a tutti i costi, la ghettizzazione del quartiere, puntando su integrazione e incentivando il mescolamento degli stranieri in tutte le zone della città. Alcune cose indubbiamente già sono state fatte, però dobbiamo seguire l’esempio di Comuni come Saluzzo. La chiave non è sequestrare pentole e cibo agli stagionali della frutta, o rimuovere le panchine da Via Silvio Pellico. Lo abbiamo voluto ribadire con delle proposte concrete, e anche da questo congresso vogliamo far partire un messaggio chiaro: un problema non lo si risolve con ordinanze proibizioniste e propagandistiche.

 

Brevemente, ho voluto riassumere alcune delle attività dell’Associazione in questo 2021. Brevemente davvero, perché per elencare le decine di campagne e iniziative intraprese, non mi basterebbero ore. Dietro ogni singola iniziativa ci sono state ore di studio, confronto, dibattito e lavoro. E non potrei fare dieci pagine di riassunto solo sulle attività dell’anno, senza il fondamentale contributo della piccola ma grande squadra che ha permesso tutto questo. Un grazie davvero speciale lo voglio fare ad Alessia Lubèe, Alexandra Casu e Sabatino Tarquini. Il loro contributo è stato fondamentale per le tante attività di questo 2021. Questa piccola squadra, che ha stretto anche un ottimo legame umano, ha lavorato duramente per l’associazione in questi mesi davvero frenetici.

 

Radicali Cuneo è lotta, fuori dai palazzi. Lotta nonviolenta, passione, voglia di cambiare le cose, senza interessi elettorali. Per noi le elezioni, semmai, sono un mezzo e non il fine: dal resto, però, è noto a tutti quanto anche un solo radicale nelle istituzioni faccia la differenza. La mozione congressuale dello scorso anno impegnava la dirigenza ad aprire un dialogo con i gruppi politici locali, con l’obiettivo di sostenere un programma per la città di Cuneo progressista, liberale e democratico. In questi mesi abbiamo dialogato molto come radicali e come Cuneo, Diritti e Libertà, un piccolo gruppo ambientalista e radicale nato anche su nostro impulso. Ritengo che l’amministrazione Borgna, in particolar modo in quest’ultimo mandato, sia stata incapace di dare ascolto ai cittadini. Cuneo è una città in cui gli strumenti di partecipazione democratica diretta, come i referendum, sono praticamente inaccessibili, dati lo sproporzionato numero di firme necessario per la loro tenuta. Questo esempio per molti sarà secondario, ma per me identifica molto bene la situazione della nostra città, in cui la maggioranza ha governato senza ascoltare. Cose buone sono state fatte, e non poche: bisogna essere oggettivi. Credo, però, che serva discontinuità rispetto all’attuale maggioranza. Penso ad una Cuneo più inclusiva, democratica, città di frontiera che sappia valorizzare il proprio patrimonio artistico, culinario e storico. Serve visione, un sogno magari difficilmente raggiungibile, ma che può rendere Cuneo più attrattiva, in tutti i sensi. Bisogna incentivare il turismo e la movida, che è una risorsa fondamentale, non un ostacolo. Servono idee giovani, il che non significa partorite esclusivamente da miei coetanei e con candidati giovani: significa pensare alla città del 2030 e 2040 sotto tutti gli aspetti: mobilità, sanità, verde, scuole, urbanistica… Questa visione non l’ho trovata in Cuneo per i beni comuni, che con la politica del “no” a tutto, con conservatorismo e rifiuto del progresso, con incapacità di dialogo con le altre forze politiche, mira esclusivamente a mantenere un ruolo di opposizione in Consiglio comunale. E lo dico con dispiacere: nutro profonda stima nei confronti di tanti esponenti di Cuneo per i beni comuni, alcuni dei quali li considero compagni, come Ugo Sturlese e Luciana Toselli, che hanno combattuto a nostro fianco numerose battaglie, in ultimo quella sull’eutanasia. Ma già il solo fatto di scegliere un candidato in autonomia, blindare un programma e partire con la campagna elettorale senza essersi seduti ad un tavolo con altri gruppi per confrontarsi, la dice lunga. Per me oggi, un’alleanza con loro è molto difficile. Tanto rispetto per numerose loro battaglie, vicinanza di idee su molti progetti, ma non riesco a condividere una politica a tratti statalista e populista. Poco cambia per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, che è certamente molto diverso da quello nazionale, ma che ritengo essere lontano dal nostro modo di ragionare. Spostandoci verso centro destra, credo che in questi anni abbiamo imparato a conoscere la pericolosità del populismo estremizzato alla Salvini. Da Lauria a Boselli - che non può che non essere messo a destra per le sue posizioni – per arrivare a Forza Italia, le idee portate proposte in questi anni in Comune sono state ricche di demagogia.

Un gruppo politico che ha messo al centro dei propri valori il rispetto, la lotta alle discriminazioni, lo sviluppo sostenibile della città, c’è, e si chiama “Evoluzione”. In questi ultimi mesi, con loro abbiamo fatto numerosi incontri, e mi pare ci siano molte convergenze su più temi. Il loro programma parla di detenuti, di diritti LGBTQI+, di lotta alle disparità di genere e sociali, di abbattimento delle barriere architettoniche, di giovani, di scuole… Non temi citati a vanvera, ma concretizzati con proposte puntuali. Ritengo che questo proficuo percorso nato, debba proseguire: per questo vi propongo di appoggiare il progetto di “Evoluzione”, che è di discontinuità rispetto all’attuale amministrazione ma in grado di proporre un’alternativa concreta, e non a riempirsi la bocca della vuota parola “cambiamento”.

L’ho detto spesso in questi mesi: la nostra presenza alle elezioni non doveva essere a tutti i costi. Ritengo, però, che anche un solo radicale nel Consiglio comunale di Cuneo sarebbe fondamentale per portare avanti lotte di peso. Ritengo quindi utile una nostra presenza, magari con qualche candidato in una lista esterna, ma rimango ovviamente disponibile ad ascoltare tutti.

 

Mi avvio a concludere, trattando una questione che ho ripreso in più occasioni nei miei interventi al Comitato nazionale di Radicali italiani e nelle Direzioni di Radicali Cuneo. Le tante divisioni in casa radicale non hanno impedito alle varie realtà che la abitano di promuovere iniziative capaci di scuotere la politica. Immaginate cosa potremmo riuscire a fare se queste realtà, che condividono le stesse idee e gli stessi principi, tentassero di riunirsi. Dopo la morte di Marco, venuta meno la figura di leadership, è mancato quel qualcosa che univa, quel collante che ci ha permesso di vivere più di sessant’anni di storia. E ormai Associazione Luca Coscioni, Radicali italiani, Partito Radicale Transnazionale, +Europa… e potrei continuare citando decine di realtà minori, promuove iniziative spesso solo proprie, incapaci di dialogare con altre realtà così affini. Poco prima di spegnersi, in un ultimo suo intervento, Franco Levi disse: “se non riusciamo a rigenerare le connessioni neurali fra le varie galassie del cosmo radicale, continueremo a pestare acqua nel mortaio”. Oggi, tentare una riunione del mondo radicale è la nostra e la mia priorità, per permettere a questa casa politica, mi permetto di dire, unica al mondo, di vivere altri decenni e – di conseguenza – di continuare battaglie focali per le nostre libertà ed i nostri diritti. Matrimoni omosessuali, adozioni, riforma del diritto di famiglia, fecondazione assistita, antimilitarismo, riforma carceraria, ambiente, fine vita, libertà di ricerca… Sono davvero centinaia i temi su cui c’è bisogno dei radicali.

Ritengo, e lo dico senza mezzi termini, la classe dirigente delle varie organizzazioni vicine al radicalismo, totalmente incapace di mettere da parte rancori personali e vecchie liti per quello che dovrebbe essere l’interesse comune. Da anni, con enorme lungimiranza, parliamo di Stati Uniti d’Europa, ma come possiamo credere che 27 stati si fondino in uno federale se non siamo in grado di dialogare nemmeno tra noi? Queste divisioni, che peraltro a livello territoriale spesso non esistono, portano danni incredibili. Un esempio tra i tanti? Le liste di Radicali italiani sovrapposte a +Europa a Milano, con un risultato di zero eletti e la perdita di un assessorato molto importante. Dove c’è dialogo, ci sono risultati. Un esempio tra i tanti? L’associazione Aglietta di Torino, che grazie alla sua capacità di unire Radicali, +Europa e Coscioni, ha permesso a Silvio Viale di tornare a sedere in Consiglio comunale. Uniti siamo più vincenti, forti, capaci di produrre lotte e idee. Credo che di questo concetto semplice, condiviso da molti ma applicato da pochi, Radicali Cuneo possa farsi portavoce e divenire esempio per altri. Oggi, a questo congresso partecipano attivisti di Radicali italiani, dell’Associazione Coscioni, del Partito Radicale e di +Europa. Da domani, continueremo a lavorare insieme a tutte queste realtà sul nostro territorio, come sempre abbiamo fatto. Anche per questo nasce la proposta di modifica statutaria che dopo discuteremo: ritengo importante – onde evitare fraintendimenti - rimanere un’associazione riconosciuta da Radicali italiani, ma essere pure riconosciuti formalmente dal Partito Radicale Transnazionale, e da tutti quei soggetti di area radicale. La priorità della mia segreteria, in questo anno, è sempre stata questa, ed oggi vi propongo un ulteriore passo in avanti. Dal basso, dalla base, magari proprio da Cuneo, deve partire questo messaggio: insieme siamo più forti, insieme abbiamo più possibilità di cambiare le cose. Basta ad egoismo, a chi guarda al solo orticello della propria organizzazione.  

 

Concludo davvero, presidente, con un invito a chi ci segue in sala, online, in diretta su Facebook o in replica su Radio radicale. Tutti voi ci fate i complimenti per ciò che facciamo. Ci dite che siamo importanti, che combattiamo battaglie per i più deboli, che siamo gli unici ad entrare nelle carceri, ad ascoltare la gente per strada, a difendere i diritti di tutti senza alcuna discriminazione. Ringraziate me, Alessia, Alexandra, Tino, Alice, e tutti quelli che questa associazione la mandano avanti, per il grande lavoro che facciamo. Perché è vero, facciamo un grande lavoro: è stato un anno duro, ricco di soddisfazioni ma molto impegnativo. Abbiamo, spesso, trascurato le nostre vite personali per questa associazione. E lo abbiamo fatto volentieri, con passione, tenacia e voglia di fare. Ma noi non ci saremo per sempre: ci saremo fino a quando potremo esserci. Per questo, investire oggi in Radicali Cuneo significa permettere di continuare ad esserci, di ingrandirci e di fare di più. Basta un’iscrizione, che potete fare qui in fondo alla sala o online sul nostro sito e, se si riesce, basta dedicare un po’ di tempo, anche un’ora al mese, per darci una mano. Ed un appello ci tengo a farlo a quelli che spesso definisco i “radicali storici” della zona, anche se so che odiano questa definizione. Non mi piace il termine “eredità”: noi non ereditiamo da voi un patrimonio, noi cerchiamo semplicemente di portare avanti sacrosante battaglie che voi avete inaugurato, con l’obiettivo di migliorare questo Paese. Però, e ve lo chiedo con il cuore in mano, dateci una mano. Ci basta poco: un consiglio, la partecipazione a qualche riunione. So che siete stanchi della politica, ma noi abbiamo bisogno di voi. E, io credo, voi avete bisogno di noi.

 

Grazie compagne e compagni per l’attenzione, e continuiamo ad essere speranza, continuiamo ad essere quella fiammella nel buio, continuiamo nelle nostre lotte impopolari: la storia già ci ha dato ragione. “Bisogna vivere, concepire, creare, essere attori, altrimenti si diventa marionette.”

 

Buon congresso a tutti!

Filippo Blengino –  Segretario

www.radicalicuneo.org @ All Right Reserved 2022


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