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Il mio Covid

19-07-2021 11:58

Sabatino Tarquini

Blog di Sabatino Tarquini,

Il mio Covid

Da qualche miliardo di anni esisti e sei quanto di più prossimo alla vita, senza forse essere vita. Entità minuscola non nominata nella Genesi quando

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Da qualche miliardo di anni esisti e sei quanto di più prossimo alla vita, senza forse essere vita. Entità minuscola non nominata nella Genesi quando Dio diede all’uomo il compito di indicare il nome di ogni essere vivente. Dimostrazione lampante della teoria della evoluzione, anche se non certamente l’unica, visto che in te abbiamo riscontrato e riscontriamo continuamente modificazioni ed adattamenti. La tua riproduzione avviene a danno di altri esseri viventi. Tu, che sei nato recentemente e denominato Covid-19, hai adottato una tecnica aggressiva e tremendamente efficace. Ti celi in tanti organismi umani senza alterarne la situazione clinica, gli asintomatici, e li trasformi in untori a loro insaputa. Così riesci ad espanderti rapidamente e quando ti riveli ormai hai contagiato troppi individui. Sei diventato una pandemia ed hai ucciso milioni di uomini soprattutto anziani, hai dimostrato come l’attuale organizzazione economico sociale mondiale, denominata globalizzazione, pur riuscendo con buona rapidità a creare vaccini efficaci, sia esposta ad attacchi virali che sconquassano l’economia a danno di tanti ed a vantaggio di alcuni pochissimi e sempre favoriti. Tu Covid-19 mi hai attaccato. Ti sei insinuato in me inavvertito. Non per merito tuo, ma per deficienze organizzative enormi della medicina di prossimità, hai potuto prosperare nel mio corpo in un crescendo lento ma inarrestabile di sintomi appena accennati ed indefiniti per poi, dopo una settimana dalle prime deboli febbri, rivelarti con un tampone positivo che ho deciso io di fare senza alcun consiglio medico. Mi hai concessi ancora due giorni quasi tranquilli, per poi colpirmi una sera all’improvviso e con forza obbligandomi al ricovero.

 

Seguendo le notizie in TV ero convinto che nei pronto soccorso, negli ospedali e nelle terapie intensive la situazione fosse molto difficile, caratterizzata da tempi di accettazione particolarmente lunghi. L’ambulanza arriva al pronto soccorso, la barella su sui sono adagiato viene spinta in un tendone militare attrezzato con un certo numero di letti, alcuni occupati, altri vuoti. Immediatamente vengo preso in cura da infermieri e medici che provvedono ad eseguire una serie di esami, a prelevare del sangue ed a predispormi per i trattamenti successivi. Da tre notti almeno riesco a dormire per non più di una o due ore. Qui, nel pronto soccorso, vengo dotato di una maschera granfacciale che mi eroga, rumorosamente, ossigeno. Il consiglio dei medici è di dormire in posizione prona per consentire una migliore e più completa ossigenazione dei polmoni. Tale posizione è difficile da mantenere. Dolori alle vertebre cervicali, dovuti alla posizione della testa, dolori alle braccia che cercano di sostenere la testa per evitare che la maschera venga troppo schiacciata sul materasso, dolori alla schiena, il rumore continuo dell’ossigeno insufflato. Mentre non riesco ad addormentarmi sfido il virus. No, tu non mi sconfiggi. Se devo soffrire io soffrirò, ma tu soffrirai più di me fino a dover abbandonare completamente il mio corpo. Sicuramente non mi abbati. Il sonno non arriva. Rifiuto di contare le pecore! Considerando che dalle 22 alle 6 le ore sono 8, contando una pecora al secondo arriverei al numero (60*60*8) 28.800. sarebbe un comportamento stupido ed inutile. Quousque tandem abuteris, covid-19, patientia nostra? Grazie Cicerone, la forza della tua eloquenza rivolta a Catilina, mi soccorre. Io ho il covid. D’ora in avanti, per almeno altre quattro o cinque notti, inizia un periodo che definisco ritiro spirituale forzato. Per accelerare il trascorrere del tempo una serie di pensieri, memorie, sensazioni, considerazioni mi aiuteranno a superare queste lunghe notti, trasformando la sofferenza in esperienza, scoperta e crescita interiore. La mattina successiva, dopo essere stato sottoposto ad una tac ai polmoni, vengo trasferito nei locali di terapia intensiva. Le persone che gravitano intorno a me sono completamente nascoste dietro tute bianche, sul viso maschere a coprire bocca e naso, una specie di schermo trasparente posizionato a copertura totale del viso e della fronte. Si vedono solo gli occhi. Occhi marroni soprattutto, azzurri, verdi. Una persona al capo della mia barella, a me celata, ed un’altra ai piedi della barella, mentre mi introducono in un ascensore, parlano fra loro. La loro voce mi rivela due giovani donne. Guardo gli occhi di colei che ho di fronte. Grigi e magnifici, profondi, espressivi, misteriosi. Loro continuano a parlare ed io mi perdo in quello sguardo. Giovane donna ignota, il tuo sguardo mi ha donato pace, sicuramente a tua insaputa. Non posso far altro che ringraziarti. Arrivo in una stanzetta attrezzata, letto singolo, bagno riservato. Dalle notizie che si ricevono per la maggiore in TV mi aspettavo uno stanzone con tanti letti, e magari in situazioni non sempre ottimali. La realtà che mi si presenta è assolutamente diversa. Stanzetta perfettamente pulita, strumenti sanitari secondo necessità e perfettamente funzionanti, un letto comodo e ricco di regolazioni, personale cortesissimo. Quando la TV aveva comunicato che Berlusconi aveva contratto il Covid avevo giustamente pensato che, data la statura della sua personalità, fosse stato ricoverato in ambiente perfetto. Ma il mio è perfetto ed io certo non sono famoso. Il servizio che mi è stato fornito era quello fornito a tutti, almeno al Santa Croce di Cuneo. Una particolare menzione voglio fare nei confronti del personale tutto, a tutte le funzioni senza eccezione, dalle più umili a quelle specialistiche. Su molti giornali si era parlato di angeli. Sono sempre stato contrario a questa rappresentazione. Gli angeli, la cui creazione non è menzionata nei sette giorni dedicati da Dio alla creazione come descritta nella Genesi, sono universalmente considerati esseri spirituali asessuati, non mortali e dedicati al bene dopo la ribellione, una tantum, di quelli di loro che diventarono diavoli. Questi esseri non hanno meriti nel fare il bene, è la loro stessa missione e non ricevono ricompensa per le loro azioni. Il personale sanitario è composto da donne e uomini, ognuno con i propri problemi, con le proprie esigenze, con la propria specifica professionalità. Il loro comportamento nei confronti dei malati non è solo angelico, è molto, molto di più. Sono donne e uomini con l’iniziale maiuscola, persone che devono essere poste ad esempio per la loro dedizione. Entrano in ospedale celando dietro ad un sorriso, che si mostra pur sotto la mascherina attraverso i loro occhi, e loro personali situazioni ed entrano in contatto con te non solo per svolgere le loro mansioni, in modo peraltro esemplare, ma anche per scambiare con te parole che consolano e instaurando un rapporto profondo, un dialogo piacevole al quale non si sottraggono compatibilmente con il tempo loro concesso. Non è possibile che vengano definiti angeli per poter poi giustificare un trattamento economico e contrattuale inadeguato, visto che comunque sarebbero puri spiriti, non bisognosi di adeguati compensi economico-terreni?

 

Le notti, le dure notti insonni. Cerco di controllare il respiro usando anche tecniche di iperventilazione apprese quando, anni avanti, avevo preso il brevetto subacqueo FIPS. Moltissimi pensieri si affollavano nella mia mente. Venivano, si alternavano, si mescolavano, ogni tanto mi suggerivano di controllare l’orologio per sapere quante ore ancora all’alba. Quasi all’improvviso ricordo il primo verso della prima bucolica di Virgilio Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi silvestrem tenui musam meditaris avena. La ripeto più volte sia leggendola come se fosse prosa, sia nella forma metrica latina che non tiene conto degli accenti propri delle parole. (Tìtyre, tu patulaè recubàns sub tègmine fagi silvestrèm tenui musàm meditàris avèna). Per passare il tempo analizzo anche la declinazione delle varie parole accostando musam e silvestrem, tenui e avena. Tityro, tu chinato sotto l’ampia copertura d’un faggio, vai componendo un canto silvestre sull’esile flauto. Ricerco nei più reconditi meandri della mia memoria antica il completamento di questi versi. Era il rimpianto di un pastore, Melibeo, che cacciato dalle sue terre osserva la tranquillità di Tityro che mantiene la sua proprietà e può tranquillo comporre un canto silvestre con il suo flauto. Publio Virgilio Marone, uno dei più grandi letterati dell’antica Roma, autore delle Bucoliche, delle Georgiche e dell’Eneide, la leggenda di Enea che fuggitivo dalla sconfitta Troia sarà il fondatore della Gens Iulia che genererà i futuri imperatori di Roma. Giulio Cesare, primo dictator di Roma, autore del De bello Gallico ed ucciso durante le idi di marzo del 44 a.C. da un gruppo di congiurati fra cui individuò il suo figlio acquisito Bruto. Tu quoque Brute, fili mi! Giulio Cesare che dopo aver conquistato a Roma le Gallie nel ritorno in patria deve decidere se obbedire all’ordine del senato di rientrare senza esercito come privato cittadino o se rientrare con l’esercito. La sua decisione fu sottolineata dalla celeberrima frase “Alea iacta est”. Cesare affronta Roma e determina il suo futuro, io ti affronto Covid e decido il mio futuro. Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. “Ahi quanto a dir qual’era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura.”

 

Dante Alighieri, nella sua Divina Commedia, si ispira a Virgilio per farsi accompagnare sia nell’inferno che nel purgatorio, per poi affidarsi a Beatrice in paradiso. Quando mi sono ritrovato guarito, sconfitto il Covid, ho concluso che io dall’inferno ero asceso direttamente al paradiso, senza passare dal purgatorio ed in paradiso ho trovato non una, ma tante Beatrici: le persone che mi hanno assistito nel mio inferno e mi hanno assistito nella fase della guarigione sia all’ospedale Santa Croce di Cuneo che al Carle di Confreria..” Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza.” Quando l’attacco di Covid iniziava ad indebolirsi, in una delle lunghe notti, ho cercato un confronto fra quello che conosco sulla nascita dell’universo e quello che ricordavo della creazione nella Genesi biblica. Nella ripetizione quasi ossessiva di frasi che ricordavo in lingue diverse dall’italiano avevo incluso il “pater noster” e l’ave Maria in latino, alcune cortissime sure del Corano in arabo e tutte le mie reminiscenze in greco, poche purtroppo. Da qui nasce l’ispirazione di confrontare l’attuale teoria universalmente riconosciuta del Big Bang con la narrazione biblica della Genesi. In un mio lettore mp3 ho tutta la bibbia registrata. Di giorno ho riletto attentamente la creazione come riportata sulla Genesi prestando attenzione a quanto fatto giorno per giorno da Dio. Una prima obiezione a quanto scritto nella Bibbia mi porta a notare che, se è vero che tale libro è stato ispirato da Dio, così come altri libri considerati sacri almeno dalle tre religioni monoteistiche più diffuse, quanto scritto è troppo spesso contraddittorio, evidentemente scritto da persone diverse e, ad eccezione del Corano, in lingue morte. Quindi ci pervengono con tutte le limitazioni e trasformazioni interpretative dovute alle varie e successive traduzioni. Ma anche risalendo agli originali la domanda fondamentale è: come mai Dio nei suoi libri non riesce (non vuole?) fornirci rivelazioni chiare, incontrovertibili e comprensibili a tutti, e, quando si riferisce ad argomenti collegabili alle scienze, come mai ci nasconde la verità delle cose. Se veramente l’universo si è generato dal Big Bang come mai Dio parla di una creazione completamente diversa. Nel primo giorno Dio crea la luce e la separa dalle tenebre. Ma come si può parlare di giorno visto che un giorno è dato dalla rotazione della terra su sé stessa riferita alla presenza del sole. La luce creata da Dio il primo giorno è quindi una luce ormai inesistente, ed anche le tenebre del primo giorno sono estinte? Nel secondo giorno Dio crea un “firmamento in mezzo alle acque per separare le terre dalle acque”. Ma che strana creazione su un universo composto di sola acqua, un firmamento senza stelle e pianeti, e acque sopra e sotto il firmamento chiamato cielo. Questo nel secondo (?) giorno. Nel terzo (?) giorno Dio trae dall’acqua la terra e vi impianta la vegetazione. Nel quarto Giorno(?) Dio finalmente mette nel firmamento le stelle e la luna per illuminare la notte ed il sole per illuminare il giorno. Quanto spreco di materia per illuminare un pianetino lillipuziano rispetto all’intero universo. E finalmente comprendiamo cosa è il giorno, ma non capiamo cosa fossero i primi tre giorni. Nel quinto giorno Dio crea tutti gli esseri viventi dell’oceano e gli uccelli che volano sulla terra. Nel sesto giorno Dio crea gli animali della terra. Poi crea l’uomo e la donna a sua immagine e lo pone al di sopra di tutti gli esseri viventi. “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”. Trovo molto violenta questa frase della Genesi in cui Dio ci consente atteggiamenti che noi oggi sappiamo errati. Non dobbiamo dominare la terra e gli animali, ma rispettarli. Continuando la lettura scopriamo come Dio crea l’uomo dalla polvere, lo anima alitando nelle sue narici. Poi lo pone nell’Eden. E solo allora, dopo avergli chiesto di dare i nomi a tutti gli esseri viventi si accorge che l’uomo è solo. Trae quindi da una sua costola la donna. Ma questo è un racconto diverso dal precedente nel quale Dio avrebbe creato subito uomo e donna per moltiplicarsi. Nell’Eden solo dopo la disobbedienza Dio punisce l’uomo con la morte e condanna il serpente tentatore a strisciare e la donna a partorire nel dolore. Ma il parto è dolore per la conformazione fisica della donna e del nascituro, ed il serpente strisciava sulla terra da quando creato. A protezione dell’Eden Dio pone un angelo con la sua spada. Ma gli angeli erano precedenti alla creazione dell’universo? Non poteva Dio nel suo libro raccontare la creazione in maniera più corretta rivelando a noi poveri ignoranti la vera grandezza dell’universo e descrivercelo nella sua vera essenza? Dio ci dona il potere sulla terra, ma noi rispetto a questa, se raggruppiamo in un solo anno terrestre la sua storia come conosciuta oggi, noi compariamo alle ore 23 minuti 56 secondi del giorno 31 dicembre! Se un uomo, offeso da un altro si vendicasse colpendo i suoi figli, lo considereremmo ingiusto, non pietoso e in base al tipo di vendetta addirittura, se una vendetta violenta e smisurata, criminale. Per quale motivo ad un Dio, che per una disobbedienza condanna tutti i discendenti di una coppia ad una punizione secolare, attribuiamo invece il titolo di misericordioso, giusto, padre amoroso. È fin troppo chiaro che il peccato originale è l’invenzione umana per poter attribuire non a Dio ma agli uomini le cose terribili che avvengono in natura e mantenere attribuite a Dio solo quelle belle, pur tante ma non di molto eccedenti quelle terribili. Come possiamo considerare buon maestro spirituale quel Gesù che dopo la sua nascita consente la morte di tutti i neonati operata da Erode. Perché i suoi miracoli avvennero solo nei tre anni della sua missione in terra? Non poteva o non voleva ricreare il paradiso terrestre quantomeno eliminando quelle malattie che tanto lo avevano commosso quando guariva i malati. Ho sempre pensato che se era solo un uomo era un grandissimo uomo, se era Dio allora dove sono i suoi meriti.

 

Quale madre non sacrificherebbe sé stessa ad una sofferenza di tre giorni per aiutare un figlio, accumulando meriti enormi perché la sofferenza fisica o addirittura la morte non avrebbero ristoro o resurrezione. Un Dio che conosce il futuro ha meriti minori e non si comprende come possa vietarsi di perdonare agli uomini il loro presunto peccato senza provocare o quantomeno permettere la violenza della crocifissione di un suo figlio, anche lui Dio, o di un uomo giusto. Leggendo i vangeli si nota come Gesù, molto insegnando e predicando, ha portato testimonianza del suo potere e avvalorato i suoi insegnamenti compiendo molti miracoli, da quello delle nozze di Cana, alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, alla scacciata dei demoni, alla guarigione degli storpi fino alla resurrezione di Lazzaro. Ma nel capitolo 7 al versetto 22 e 23 troviamo:

” Multi dicent mihi in illa die: “Domine, Domine, nonne in tuo nomine prophetavimus, et in tuo nomine daemonia eiecimus, et in tuo nomine virtutes multas fecimus?”( 23 Et tunc confitebor illis: Numquam novi vos; discedite a me, qui operamini

iniquitatem.)”. Molti mi diranno in quel giorno: (il giorno del gioudizio)”Signore, forse non in tuo nome profetammo, e in tuo nome scacciammo i demoni e operammo miracoli?” Allora io dirò loro: non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me, voi che avete operate iniquità. Come si può compiere miracoli per dimostrare la validità della propria missione e poi affermare che non è attraverso i miracoli, le profezie e gli esorcismi in nome di Dio che si compie la sua volontà?

 

Si dice che molti uomini atei o agnostici, anche famosi, sul letto di morte abbiano abiurato l’agnosticismo per paura dell’ignoto che li attende e che, se il pentimento è perfetto, cioè ispirato non dalla paura ma dall’amore per Dio, ottengono il perdono ed a loro si aprono le porte dei cieli. Io in ospedale non mi ritenevo vicino alla morte, ma, per dirla col Manzoni alla conclusione del meraviglioso “ Addio monti” “di tal genere, se non tali appunto, erano i pensieri” miei durante quelle notti insonni, sopportando la scomodità della maschera d’ossigeno in posizione prona. Io ritengo che se qualcosa ci spetta dopo la fine della vita terrena voglio sperare che quel qualcosa per me sia la conoscenza delle meraviglie terribili e grandiose del cosmo, della storia, dell’uomo, della natura, dei tanti mondi e delle tante forme di vita che, ne sono convinto, popolano l’universo e il multiverso. I fenomeni da comprendere saranno certamente così numerosi da permettermi di non annoiarmi nella vita futura.

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